Conosciamo i Nostri Mister dell’Attività di Base – Lorenzo Mangiapane “Primi Calci 2016”

L’attività di base è il cuore pulsante del nostro settore giovanile, dove i più piccoli iniziano il loro percorso nel mondo del calcio con sogni e speranze. I nostri Mister e istruttori svolgono un ruolo fondamentale, non solo nell’insegnare le basi tecniche del gioco, ma anche nel trasmettere valori importanti come il rispetto, l’impegno e il divertimento. Attraverso questo breve questionario, vogliamo scoprire il loro approccio nell’accompagnare i ragazzi durante i primi passi, per comprendere meglio come alimentano la passione e la crescita dei nostri giovani atleti.

🎙  Conosciamo meglio Lorenzo Mangiapane, istruttore dei Primi Calci 2016

Abbiamo fatto qualche domanda a mister Lorenzo Mangiapane, figura storica del nostro settore giovanile, per raccontarvi chi è, cosa lo spinge ad allenare e qual è la sua idea di calcio.

1 – Partiamo con una domanda: perché alleni?

L.M: Tutti gli allenatori lo fanno per l’amore per questo sport, per trasmettere dei valori, per svolgere un ruolo socialmente utile, per il proseguo della loro vita calcistica o solo per il proprio ego e sentirsi dei piccoli “Mourinho”.

Io egoisticamente alleno principalmente per me stesso, perché stare con i bambini mi mette gioia e divertimento, mi fa stare bene. Poi sono felice se anche loro sono gioiosi e contenti, e acquisiscono fiducia in loro stessi, ma soprattutto si divertono spensierati in un ambiente sano e sereno.

Ho allenato tutte le annate, dalle prime squadre all’agonistica, e ormai sono molti anni che seguo i Primi Calci, e devo dire che con i bimbi mi trovo a mio agio, perché è un rapporto vero, diretto, senza filtri: un bimbo ti dice tutto ciò che lo fa stare bene o male, ride, piange.

E poi in questa fase il risultato conta poco, anche se rimane un elemento importante di questo sport e permette di valutare i progressi.
Non mi ritengo un allenatore molto competitivo, anche se devo riconoscere che spesso sono i bambini, nella loro innocenza e semplicità, ad essere altamente competitivi e voler sempre vincere, o a cercare il compagno più bravo.

2 – Quali valori cerchi di trasmettere?

L.M:  Potrei dire i soliti: rispetto, educazione…
Ma a mio modo di vedere non sono questi i valori principali che un mister deve trasmettere.
Il mio compito è che tali valori siano presenti negli elementi della squadra e messi al servizio della stessa. Anche perché se un bambino è irrispettoso e maleducato non lo è certamente solo nel calcio o nello sport.

Un allenatore può influire fino a un certo punto su questi aspetti: con solo tre ore a disposizione a settimana, penso che tali competenze siano da cercare in altri ambiti.

Io cerco di pensare con loro, di insegnargli il concetto di insieme, di non pensare solo al “io” ma al gruppo, saper accettare la sconfitta anche perché è parte integrante di questo sport ed è facile che ogni settimana accada. Non viverla come delusione, ma prendere spunto da essa per migliorare.

Quindi l’aspetto che mi interessa maggiormente è la fiducia e il dialogo con loro.
Non voglio essere autoritario, o essere rispettato per paura o soggezione, voglio che i bambini si approccino allo sport senza ansie e timori. Voglio che comprendano che l’impegno, l’attenzione, il sostegno al compagno è un comportamento che gli servirà per qualunque cosa faranno nella vita.

3 – Hai un approccio diverso da altri mister?

L.M:  So di avere un’idea diversa da molti miei colleghi.
Non amo neanche continuare in partita a dire cosa deve fare un bimbo…
Non voglio che il bimbo sia un solo esecutore di un ordine, non sto giocando alla Playstation.

Vedo tanti “colleghi” che urlano, gridano, fanno dei sermoni per una partita persa o un errore, o perché il bambino non ha fatto una giocata dettata dal mister… senza dare la possibilità al ragazzo di esprimersi e decidere nel cercare la soluzione che ritiene più corretta.

Non dico che questi mister abbiano un metodo sbagliato, anche perché non ho competenze per dirlo se non l’esperienza personale, ed il calcio è uno sport dove tutti si sentono competenti e non esistono verità assolute, e ognuno a suo modo ha ragione.

Ci sono mister che ottengono risultati essendo autorevoli, severi, ed altri con metodi pacati, comprensivi. Chi vince con un modulo, chi con un altro. Ogni contesto è a sé, ogni situazione è diversa ed ogni ragazzo è unico.

Per me un bimbo è un pensante che ogni tanto, per crescere, deve essere incentivato a trovare da solo le soluzioni…
Perché solo così le farà sue.

4 – Che cosa vuoi che i ragazzi capiscano?

L.M: Quello che cerco di trasmettere ai ragazzi è di credere e di avere maggior fiducia in loro stessi.
E che non è il saper fare bene uno sport a determinare il loro valore in assoluto.
C’è chi è più bravo a giocare a calcio, chi a nuotare, suonare, cantare, a scuola o altro.
Nessuno è più bravo o migliore in assoluto di un altro.
E che il calcio è solo un momento di crescita, un passaggio nella loro vita.
Alla fine rimarrà l’amicizia tra compagni, e il ricordo di questi bei momenti vissuti insieme.

5 – Come affronti sconfitte e difficoltà?

L.M: Le sconfitte e i momenti di difficoltà, come già detto, sono il calcio…
Pochi i vincitori, quindi non bisogna mai drammatizzare.
Io la domanda che faccio più spesso dopo una sconfitta è:
“Ragazzi, secondo voi perché abbiamo perso?”
Voglio che confrontandosi tra loro trovino i motivi, e devo dire che oltre al “troppo forti”, riescono a fare autocritica, e raramente si danno le colpe tra loro.
Anzi espongono spesso gli errori commessi da loro stessi.
E secondo me questo gli aiuta a capire che tutti sbagliano e che una sconfitta non è mai colpa del singolo, ma una conseguenza degli errori di tutti. Ma fa parte del gioco.

6 – Che ruolo ha il calcio nella vita dei bambini?

L.M: Penso che i ragazzi di oggi siano molto pressati, e passatemi il termine, stressati, con un mare di impegni.
Voglio che il calcio diventi per loro un momento di svago e divertimento, non un altro motivo di ansia e pressione.
Cerco di far capire che gli esercizi e svolgerli correttamente e con impegno non deve essere per il mister, o per paura di una punizione, o per far contento papà.
Ma per loro stessi. Se vogliono migliorare in ogni campo della vita, ci vuole impegno.

Io gli indico la strada, poi sta a loro seguirla.
Gli spiego che chi diventa bravo è perché si allena e si impegna costantemente.
Poi conta anche la predisposizione e il talento… ma questo lo ometto di dire.

7 – Come gestisci vittorie e sconfitte?

L.M: Le gestisco allo stesso modo, con il sorriso e con qualche battuta.
Cerco di non farli esaltare per una vittoria e gli ricordo che la settimana prima non erano così felici per una sconfitta.
E chiedo quale differenza hanno notato nella loro prestazione tra una sconfitta e una vittoria.

8 – Che rapporto hai con i genitori?

L.M: Di genitori ne ho incontrati e conosciuti tanti in tutti questi anni.
Il tifoso, l’allenatore, il critico, l’imparziale, l’iperprotettivo, il menefreghista…
Comunque ammiro tanti di coloro che, pur di non far perdere un allenamento e per la gioia dei figli, fanno i salti mortali per far coincidere tutti gli impegni.
E comunque per realtà come le nostre, dove è sempre più difficile reperire allenatori e dirigenti, rimangono una grande risorsa, diventando a loro volta parte della Famiglia C.G.S.V.O.

Il consiglio che ci tengo a dare è di far giocare i loro figli liberi e spensierati.
Spesso hanno più timore del giudizio del padre che dell’allenatore e sono più condizionati da quello che succede e sentono dagli spalti.
E soprattutto di far sempre decidere al ragazzo dove, come e con chi vogliono giocare.
E di lasciarli liberi di fare lo sport che vogliono… non quello che piace al genitore.
Poi ci sono quelli del “mio figlio non deve giocare in porta, solo in attacco”, anche se non è quello che vuole il figlio.

Un ultimo consiglio che darei ai genitori è di essere comprensivi con i mister, soprattutto con i più giovani e inesperti, e lasciare anche a loro il tempo di crescere e sbagliare.

9 – Un pensiero finale?

L.M: Che dire, il calcio è un gioco semplice, ma ci sono tante dinamiche e sfaccettature intorno che non sempre sono facili da gestire.
Fare i mister non è facile, fare gli educatori è ancora più difficile.
In realtà come le nostre, dove a tutti è data la possibilità di giocare, è difficile trovare la ricetta corretta per far convivere ragazzi con capacità tecniche, motorie e caratteriali tanto differenti…

Io sono 30 anni che cerco gli elementi giusti per la mia ricetta… e non li ho ancora trovati.
Ogni anno continuo a modificare qualcosa… e non so se mai ci riuscirò.
L’importante è avere sempre entusiasmo in quello che si fa, e non demoralizzarsi nelle avversità.
Perché il calcio rimane sempre lo sport più bello, e per far felici i bambini basta poco.

Ringraziamo mister Lorenzo Mangiapane per aver condiviso con noi la sua visione, la sua esperienza e soprattutto per l’impegno e la dedizione che mette ogni settimana con i nostri ragazzi.

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